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Pasqua 2021. In questi giorni Dio ha parlato a noi

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1).  Così inizia la lettera agli Ebrei. È questo il senso dell’ascolto dell’Antica Alleanza nella nostre liturgie (particolarmente nella veglia pasquale): ascoltiamo come Dio ha parlato “nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti”.  Ma il testo prosegue: “ultimamente, in questi giorni, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio”.  L’avverbio ultimamente ha una ricchezza di significati: ci dice non solo che la rivelazione di Gesù è avvenuta in un tempo storico determinato, ma anche che essa è l’ultima (non ce ne saranno altre). Gesù è “l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13) . La solennità con cui viene proclamato il Vangelo durante la liturgia, sottolinea la definitività di Cristo nella rivelazione. “Egli è la Parola defini
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Le donne e la chiesa

  Cara Valeria*, domenica scorsa, durante la trasmissione televisiva “Protestantesimo” ci si interrogava sul ruolo della donna nella Chiesa. Hanno intervistato pastori donne, teologhe, suore, ecc. Subito dopo sono andato a celebrare. Questo pensiero è stato amplificato dall’invito “fratelli e sorelle” aggiunto al Messale Romano. Osservando le diverse assemblee domenicali era evidente che il numero delle donne presenti fosse di gran lunga superiore a quello degli uomini. Ma, seppure “la quota rosa” fosse soddisfatta, tutto ciò non ha messo a tacere una sorta di inquietudine che la domanda sulla presenza e ruolo della donna nella chiesa mi ha sempre lasciato. Molti ambiti della vita della parrocchia sono affidati alle donne: dal canto alla preparazione dei pasti caritas, dalla catechesi alla cura di ambienti e fiori, dalla guida di gruppi al centro “Granelli di senape”.    Mi vengono in mente anche spazi meno visibili come l’educazione cristiana dei figli, la presenza nel mondo del

Il linguaggio della Carità: "Lì amò sino alla fine" (Gv 13,1)

Nel periodo di Avvento/Natale abbiamo meditato il mistero dell’incarnazione chiedendo a Gesù di insegnarci il linguaggio della fede e della speranza. Anche il tempo di quaresima è intimamente legato al mistero dell’incarnazione , poiché essa trova nella morte di Gesù il culmine dell’abbassamento e umiliazione di Cristo che “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.[…] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,5-8).  Nel periodo natalizio, al termine della messa, mi piaceva sostare ai piedi dell’altare e guardare il crocifisso ascoltando il canto del “Tu scendi dalle stelle”.  Le parole “Io ti vedo qui a tremar O Dio Beato. A te, che sei del mondo Il Creatore mancano panni e fuoco O mio Signore!”  le vedevo riflesse sul corpo di Cristo adagiato non solo sulla culla ma anche sulla croce. Ma, ancor più, risuonava in me

ALL’INIZIO DI UN NUOVO ANNO BENEDICENTI, PAZIENTI, DESIDEROSI

Nel libro dei Numeri il Signore invita Mosè a benedire il suo popolo: “ Così benedirete gli Israeliti” (cf. Nm 6,22-27). La benedizione è una parola rivolta su coloro che abbiamo di fronte: una parola buona sugli altri . All’inizio di un nuovo anno sentiamo il bisogno di chiedere al Signore una parola buona, consapevoli di aver ricevuto la buona Parola, Gesù, la benedizione di Dio sull’umanità. Ancora una volta ci mettiamo dinanzi al Signore con la consapevolezza di aver bisogno di una parola per ricominciare, per riprendere il cammino di un nuovo anno.    L’appiattimento sul presente e la frenesia delle società occidentali ci hanno reso analfabeti nella speranza. Attraverso i social media riusciamo, a malapena, a farci un augurio, ad inviare parole di auspici o presagi. La parola ha una grande forza . L’apostolo Giacomo usa una immagine: “Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pi

Come i pastori e i magi: analfabeti e curiosi

Il tempo di Natale presenta d ue destinatari privilegiati dell’annuncio della nascita del Messia: i pastori e i magi. I primi sono uomini che vivono una condizione di marginalità, poveri e analfabeti. I secondi, si presentano in una condizione economica e culturale differente: possono viaggiare e sono accolti alla corte del Re Erode. Il loro status, però, non colma una lacuna: anche essi non conoscono, non sanno. Hanno un'intuizione, una visione, cercano ma non trovano.  Dinanzi al mistero di Dio, a volte, ci sentiamo come i pastori : completamente analfabeti, assorbiti dalle preoccupazioni quotidiane, occupati dai nostri affanni. Altre volte come i magi : percepiamo qualcosa, cerchiamo ma non abbiamo gli strumenti per parlare di Dio. Abbiamo delle conoscenze culturali, ci siamo fatti delle idee ma ci sentiamo analfabeti rispetto al linguaggio della fede.  Questa condizione ha richiamato alla mia mente tre forme di analfabetismo che mi piacerebbe declinare con la fede, la spera