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Il profumo dell'asciugamano. Omelia giovedì santo

Il vangelo di Giovanni ci trasmette i gesti compiuti da Gesù nella lavanda dei piedi, descrivendo momenti da incastonare nella vita della chiesa: "Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" (Gv 13,15).  Questi gesti parlano della sua "ora" e del suo modo di stare in relazione con l'umanità : lasciata la tavola della comunione con Padre e lo Spirito deposte le vesti della sua divinità prese la natura umana e la tenne stretta a sé, abbracciando la nostra fragilità morendo, dal suo costato versò l'acqua che purificò l'uomo e se ne prese cura asciugandolo. Des idero soffermarmi con voi, solamente su un’azione specifica che il presbitero ripeterà: “prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita” “comincio ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto”. 1. L'asciugamano cinto ai fianchi Gesù "prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita".  In Esodo i fianchi cinti erano segno della f...

Relazioni che guariscono - mercoledì delle ceneri

Relazioni che guariscono    è il tema che ci accompagnerà in questa quaresima. Questa sera, ricevendo le ceneri, saremo accompagnati da un invito: “convertitevi e credete al Vangelo” . Questo appello ci esorta, ancora una volta, ad un cambio di mentalità, ad un’inversione di marcia che, in questo anno liturgico-pastorale, interpella, in modo particolare, le nostre relazioni . Rifletteremo su questo tema in un duplice significato:         ci sono relazioni che necessitano guarigione          ci sono relazioni che sono capaci di guarire. Il primo significato mette in luce le esperienze di sofferenza che possono nascere dai nostri legami feriti da giudizi e litigi, rendendoci ciechi, sordi e paralitici proprio come gli ammalati del Vangelo. Iniziamo questo percorso lasciandoci interpellare, ancora una volta, dalla domanda del Maestro: “Vuoi guarire?” Che cosa vuoi che io faccia per te? . Come i ciechi del Vangelo anche...

Lasciatevi trasformare

Nel prefazio dei defunti il sacerdote prega: “ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata”. Questa invocazione ricorda l’atto di fede del credente dinanzi al mistero della morte e, contemporaneamente, unisce la vita del discepolo di Gesù al suo Maestro riconoscendo l’azione di Dio in tutta l’esistenza del credente. Il Signore non ci toglie la vita ma la trasforma.  In quest’azione di Dio, ossia dare una forma nuova, mi sembra di poter cogliere il senso profondo della Pasqua del Signore.  Cosa stiamo celebrando?  Certamente non un anniversario o un ricordo antico, ma un evento che ha cambiato la storia del mondo e la vita dei discepoli. Un incontro, una relazione che hanno il potere di trasformare. Quando amiamo una persona, lo stare con lei, necessariamente ci trasforma, ci cambia. Attraverso lei impariamo a conoscere tratti della nostra personalità o dimensioni della vita che prima ci erano nascosti o non completamente chiari.  Un'amicizia, un gra...

L'asciugamano: un pro-memoria per non lasciare i piedi bagnati

In questo anno pastorale abbiamo messo al centro della nostra riflessione il tema della “Comunità educante”. La parrocchia è il luogo in cui sperimentiamo percorsi educativi in cui tutta la comunità è educata dal Maestro alla vita piena del Vangelo.  Nei vangeli l’appellativo “maestro” (“rabbì”) è attribuito a Gesù in diverse occasioni ma solo nell’ultima cena Gesù stesso si auto-definisce maestro, unendo questo appellativo a quello di Signore. Quest’autodefinizione di Gesù rende il racconto dell’ultima cena unico non solo per i gesti compiuti ma anche per il significato che a questi viene attribuito dallo stesso Signore. Perciò, prima di dirci cosa dobbiamo fare, egli ci racconta qualcosa di se stesso. In quei gesti ci rivela un tratto fondamentale della sua vita.  Tutto questo non avviene con un discorso ma con la loquacità delle azioni che l’evangelista Giovanni ci descrive con una minuziosità e una ritualità che conservano  il loro fascino. Come Gesù ammaestra la sua ...

Il Verbo si fece carne. La piccola via della santità

  A Betlemme, 2000 anni fa, è avvenuto qualcosa di straordinario, inimmaginabile: Dio ha scelto di diventare uno di noi, di essere presente nella storia dell’umanità attraverso la vita, le parole, i silenzi di Gesù di Nazareth. Oggi siamo qui per fare memoria di questo grande mistero con l’umiltà dei pastori e lo stupore dei magi.  In una notte qualsiasi si è accesa una piccola luce in una delle tante casette di Betlemme e, nel vagito di un bambino, è iniziata la storia di Dio in mezzo a noi. L’incarnazione di Gesù è un mistero avvolto dal silenzio, dalla contemplazione e ci chiede il salto dello fede. In cosa crediamo? a. La presenza di Dio Innanzitutto, il Natale di Gesù ci dice che Dio desidera stare con gli uomini, parlare con loro come ad amici, essere presente con la sua carne, la sua storia, la sua vita. Nella naturale indifferenza della città, Dio si fa presenza. Essere presenti vuol dire accorciare le distanze! Egli “scende dalle stelle” e “viene in una grotta”...