Passa ai contenuti principali

14 maggio Nell'ora della nostra morte

Non sappiamo in che maniera ritorneremo a Dio. Pensando alla morte, certamente non vorremmo restare soli. Ci piacerebbe essere accompagnati in una delle tappe più importanti della nostra vita.
È ciò che chiediamo alla Madre di Dio: prega per noi adesso e nell'ora della nostra morte.
Lo chiediamo a Maria perché vorremmo accanto a noi coloro che più amiamo, ci rivolgiamo alla Madre Assunta in cielo perché sia per noi motivo di fiducia e speranza.
In questi giorni l'immagine di persone sepolte in solitudine è stato un richiamo sul morire umano e quanto sia importante per noi rendere sempre più umano questo ultimo tratto della nostra esistenza terrena.
Chiedere a Maria di pregare per noi nell'ora della nostra morte vuol dire chiederle di starci accanto quando incontreremo Gesù perché anche quell'ora sia l'ora di Dio.
C'è un detto antico che invita il sacerdote a celebrare la Messa come fosse "la prima, l'unica, l'ultima" della sua vita. Questo invito potremmo farlo per noi in ogni relazione, scelta, momento della nostra vita perchè sia vissuto come il primo, l'unico, l'ultimo della nostra vita. 

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei venuto a disturbarci? Omelia di Natale 2025

"E venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14) Una domanda antica e inquietante attraversa la nostra celebrazione: “Perché sei venuto?” Nella pagina de “I Fratelli Karamazov”, Dostoevskij immagina il  ritorno di Cristo nella Siviglia del XVI secolo, dove viene arrestato nelle carceri dell’Inquisizione. Un vecchio cardinale lo accusa: «Perché sei venuto a disturbarci?» In questa “notte placida” , anche tra noi risuona la stessa domanda: Sei venuto a disturbarci, Signore?. 1. Il Natale che disturba Viviamo un tempo in cui il Natale è spesso anestetizzato dal consumismo o addolcito da una nostalgia senza Vangelo. A Natale preferiremmo ascoltare una nenia capace di tranquillizzare il pianto del Bambino di Betlemme, piuttosto che una parola che ci scuota. Alcuni scrivono che in Occidente è iniziata l’era post-cristiana: un tempo in cui le chiese, con i loro riti, norme e strutture, appaiono come musei da visitare, racconti da tramandare, istituzioni di un passato che non or...

Si domandavano che senso avesse tutto questo

Le donne, nel vedere la pietra rimossa dal sepolcro e non trovando il corpo di Gesù, si chiedono che senso avesse tutto questo.  La pasqua porta con se una domanda di senso. Le domande di senso fanno parte della nostra vita. Quelle più profonde nascono da un evento, da una situazione nuova. A volte, emergono dall’incon tro con avvenimenti complessi: una malattia, la morte di una persona, il dolore, le ingiustizie. Altre volte, da eventi nuovi: la nascita, una scelta di vita, una relazione profonda.  Per le donne che seguivano Gesù sarà successa la stessa cosa. Finito il riposo sabatico, andavano al sepolcro per ungere di olii il maestro. Cercavano di alleviare un dolore immenso, dinanzi al quale i più forti, gli apostoli, erano  scappati.  L’olio profumato serviva per togliere l’olezzo della morte, per accarezzare, per l’ultima volta, un corpo che non avrebbero visto più. Certamente non serviva al cadavere, ma, probabilmente, era utile per loro;, avrebbe potuto risol...

Relazioni che guariscono - mercoledì delle ceneri

Relazioni che guariscono    è il tema che ci accompagnerà in questa quaresima. Questa sera, ricevendo le ceneri, saremo accompagnati da un invito: “convertitevi e credete al Vangelo” . Questo appello ci esorta, ancora una volta, ad un cambio di mentalità, ad un’inversione di marcia che, in questo anno liturgico-pastorale, interpella, in modo particolare, le nostre relazioni . Rifletteremo su questo tema in un duplice significato:         ci sono relazioni che necessitano guarigione          ci sono relazioni che sono capaci di guarire. Il primo significato mette in luce le esperienze di sofferenza che possono nascere dai nostri legami feriti da giudizi e litigi, rendendoci ciechi, sordi e paralitici proprio come gli ammalati del Vangelo. Iniziamo questo percorso lasciandoci interpellare, ancora una volta, dalla domanda del Maestro: “Vuoi guarire?” Che cosa vuoi che io faccia per te? . Come i ciechi del Vangelo anche...