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Sei venuto a disturbarci? Omelia di Natale 2025

"E venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14) Una domanda antica e inquietante attraversa la nostra celebrazione: “Perché sei venuto?” Nella pagina de “I Fratelli Karamazov”, Dostoevskij immagina il  ritorno di Cristo nella Siviglia del XVI secolo, dove viene arrestato nelle carceri dell’Inquisizione. Un vecchio cardinale lo accusa: «Perché sei venuto a disturbarci?» In questa “notte placida” , anche tra noi risuona la stessa domanda: Sei venuto a disturbarci, Signore?. 1. Il Natale che disturba Viviamo un tempo in cui il Natale è spesso anestetizzato dal consumismo o addolcito da una nostalgia senza Vangelo. A Natale preferiremmo ascoltare una nenia capace di tranquillizzare il pianto del Bambino di Betlemme, piuttosto che una parola che ci scuota. Alcuni scrivono che in Occidente è iniziata l’era post-cristiana: un tempo in cui le chiese, con i loro riti, norme e strutture, appaiono come musei da visitare, racconti da tramandare, istituzioni di un passato che non or...
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Si domandavano che senso avesse tutto questo

Le donne, nel vedere la pietra rimossa dal sepolcro e non trovando il corpo di Gesù, si chiedono che senso avesse tutto questo.  La pasqua porta con se una domanda di senso. Le domande di senso fanno parte della nostra vita. Quelle più profonde nascono da un evento, da una situazione nuova. A volte, emergono dall’incon tro con avvenimenti complessi: una malattia, la morte di una persona, il dolore, le ingiustizie. Altre volte, da eventi nuovi: la nascita, una scelta di vita, una relazione profonda.  Per le donne che seguivano Gesù sarà successa la stessa cosa. Finito il riposo sabatico, andavano al sepolcro per ungere di olii il maestro. Cercavano di alleviare un dolore immenso, dinanzi al quale i più forti, gli apostoli, erano  scappati.  L’olio profumato serviva per togliere l’olezzo della morte, per accarezzare, per l’ultima volta, un corpo che non avrebbero visto più. Certamente non serviva al cadavere, ma, probabilmente, era utile per loro;, avrebbe potuto risol...

Lasciatevi trasformare

Nel prefazio dei defunti il sacerdote prega: “ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata”. Questa invocazione ricorda l’atto di fede del credente dinanzi al mistero della morte e, contemporaneamente, unisce la vita del discepolo di Gesù al suo Maestro riconoscendo l’azione di Dio in tutta l’esistenza del credente. Il Signore non ci toglie la vita ma la trasforma.  In quest’azione di Dio, ossia dare una forma nuova, mi sembra di poter cogliere il senso profondo della Pasqua del Signore.  Cosa stiamo celebrando?  Certamente non un anniversario o un ricordo antico, ma un evento che ha cambiato la storia del mondo e la vita dei discepoli. Un incontro, una relazione che hanno il potere di trasformare. Quando amiamo una persona, lo stare con lei, necessariamente ci trasforma, ci cambia. Attraverso lei impariamo a conoscere tratti della nostra personalità o dimensioni della vita che prima ci erano nascosti o non completamente chiari.  Un'amicizia, un gra...